Il vero festival letterario Aquilano OFF

Il vero festival letterario Aquilano OFF

"La tesi di questo libro è che nominare, definire, raccogliere dati sui femminicidi significa mettere in discussione strutture patriarcali, pratiche, giuridiche e statistiche che spesso occultano o minimizzano la violenza di genere. I dati, se disponibili, rendono visibile ciò che è sistematicamente reso invisibile, generano consapevolezza pubblica, alimentano il dibattito politico e forniscono strumenti per la giustizia e la prevenzione”. Termina così l’introduzione al libro “Perchè contare i femminicidi è un atto politico” e in queste poche frasi sono racchiusi i motivi per cui abbiamo deciso di presentarlo. Nel libro infatti, Donata Columbro – giornalista ed esperta di dati – mette in discussione l’idea di neutralità delle statistiche e mostra come il modo in cui vengono raccolti e classificati i dati sulla violenza di genere influenzi profondamente la comprensione del fenomeno. In Italia, l’assenza di un registro ufficiale dei femminicidi rende difficile una lettura chiara del problema e spesso diluisce la violenza sulle donne all’interno di statistiche più generali. Attraverso un percorso tra storia, giornalismo d’inchiesta e attivismo, l’autrice racconta l’importanza del lavoro di raccolta dati portato avanti da movimenti femministi e associazioni, e mette in relazione il contesto italiano con esperienze internazionali – come quelle di Brasile, Argentina e Messico – in cui il monitoraggio dal basso ha contribuito a denunciare e contrastare la violenza di genere. Un altro dei motivi che ci ha spinte a presentare questo lavoro è l’analisi politica che è nata all’interno di una rete di collettivi aquilani dopo che il 7 marzo, nel programma di L’Aquila Capitale della Cultura, il palazzetto dei Nobili ha ospitato la presentazione del libro “Le vite delle donne contano. Lola, Pamela, Desiré: quando l’immigrazione uccide”, edito da Altaforte, una casa editrice legata all’estrema destra di CasaPound. Sentire le destre, storiche portabandiera di un modello culturale machista e patriarcale, utilizzare il tema della violenza di genere come argomento chiave della loro propaganda fascista, ci ha lasciate interdette. La violenza di genere infatti non ha età, non ha passaporto, non è agita da mostri né a causa di raptus; affonda le sue radici nella cultura patriarcale e misogina.

Il femminicidio infatti non è un fatto privato, ma l’espressione di una violenza e di un abuso di potere sostenuti dalla struttura patriarcale delle istituzioni e da una cultura che normalizza l’egemonia maschile. Contare i femminicidi non è solo quindi un esercizio di precisione statistica, ma un atto politico che serve anche a rifiutare l’uso disinvolto della comunicazione e del linguaggio istituzionale che implicitamente assolve gli italiani e la cultura occidentale, alimentando la paura e l’odio verso gli immigrati e giustificando, di fatto, il razzismo e le aggressioni razziste. È nel dettaglio che possiamo capire che la violenza non accade solo nei contesti del disagio, ma nelle famiglie e nei contesti normali.

Vi invitiamo il 1 luglio alle 19.00 presso Laboratorio Radici; l’incontro sarà moderato da Elena Canovi, data architect, podcaster.

Vi aspettiamo!

19 days ago
Laboratorio Radici
Via Leosini, 6, 67100 L'Aquila AQ, Italia